La Storia della Familia

 

 

Gli Incisa della Rocchetta, oggi produttori del vino Sassicaia, furono protagonisti nella storia medievale e rinascimentale del nord Italia.

Il marchesato d'Incisa, parte integrante della grande marca aleramica, che si estendeva dal Po al mare, governava le due rive del fiume Belbo, nel tratto compreso fra le Langhe e la pianura di Alessandria. Ricco di borghi fortificati, il feudo di 250 chilometri quadrati, godeva di autonomia nell'ambito dei domini imperiali e poteva battere moneta.

 

La Rocca
 

Un sigillo dell'epoca ha fornito lo spunto a Mario Incisa della Rocchetta
per disegnare l'etichetta del proprio vino.

coin

 

Commerci e agricoltura facevano fiorire l'economia. Incisa, in particolare, prosperava per la viticoltura: il nome stesso, indicava fino dall'epoca romana, un territorio adatto al vigneto. Ma il piccolo stato fu preso nell'ingranaggio delle contese tra i feudi in lotta per l'egemonia nel nord Italia, riflesso delle lotte che si svilupparono via via più aspre fra i re di Francia, il Sacro Romano Imperatore e il Papa di Roma, a partire dall'alto Medioevo.

 

The fortress

 

La rocca di Incisa fu assediata e vinta nel giugno del 1514 dalle truppe del marchese del Monferrato e dai mercenari del cardinale Mattias Schinner. Della casata sopravvisse il ramo, che fino dal 1200, aveva voluto distinguere il suo destino da quello dei cugini guerrieri, attestandosi nella pacifica Rocchetta per dedicarsi agli studi di scienza e diritto o per coltivare l'arte della vigna.

 

Nella poderosa genealogia degli Incisa della Rocchetta spicca la figura di Leopoldo Incisa.

Magistrato camerale dell'Imperiale Regio Governo del Lombardo veneto fino al 1840, quando per una grave malattia, si ritira, ancora giovane, dalla carriera amministrativa e torna nella casa avita in Rocchetta Tanaro. Qui, nell'azienda di famiglia, avrà modo di esprimere la sua passione per l'agricoltura moderna e la sua cultura vitivinicola. Qualche anno dopo darà alle stampe due cataloghi dei preziosi vitigni italiani e stranieri da lui nel frattempo collezionati. Sono oggi una rarità bibliografica e un riferimento d'obbligo per chiunque faccia della viticoltura sapiente.

Leopoldo Incisa

 

Quasi un secolo dopo, il pronipote Mario Incisa della Rocchetta, giovane studente di agraria, trarrà ispirazione da quei cataloghi per i suoi trapianti di barbatelle bordolesi prima sui terreni di famiglia alla Rocchetta e poi, con enorme successo, nel terroir di Bolgheri.

Nella biografia giovanile di Mario Incisa due sono gli incontri decisivi: quello con Clarice della Gheradesca, erede della famiglia patrizia regnante da secoli sulla Maremma toscana, che diverrà sua moglie il 18 ottobre del 1930, e quello con Federico Tesio, impareggiabile selezionatore di purosangue e proprietario di una scuderia, la più ricca di Derby winner in Europa.

 

 

La giovane coppia Incisa si stabilisce all'Olgiata, ex tenuta dei Chigi (la famiglia della madre di Mario), dove nasce un'azienda agricola modello e un centro di allevamento, presto celebre, di futuri campioni. Passano qui i più grandi cracks del tempo, da Nearco a Ribot: sono entrambi prodotti della nuova scuderia, la Dormello Olgiata, costituita in società nel 1932 da Tesio e dagli Incisa.

 

Con la guerra e il passaggio del fronte dopo lo sbarco di Anzio, l'Olgiata vive tempi difficili. Nel frattempo Clarice è entrata in possesso della sua parte di eredità maremmana e la coppia si trasferisce nel Bolgherese, dove, nella ex scuderia e pista d'allenamento di Giuseppe della Gherardesca verranno a svernare anche i purosangue della Dormello Olgiata. In pochi anni Mario trasformerà la sonnolenta tenuta, che da Bolgheri sale fino a Castiglioncello per discendere con dolci colline fino al padule e alla stupenda costa di dune e macchia mediterranea, in una fattoria moderna a conduzione diretta e in un'oasi faunistica e ambientale (L'Oasi di Bolgheri) la prima italiana riconosciuta internazionalmente.


Qui finalmente, sull'altura dell'eremo di Castiglioncello, troverà il terreno ideale per il suo cabernet. Da quel primo felice impianto, discende il Sassicaia, primo DOC singolo in Italia, il rosso che ha scalato rapidamente le graduatorie mondiali dei vini di qualità.

 

testo da Marco Fini

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